Massaggio e distorsioni caviglia

Tempo di lettura: 11 minuti

Anatomia e biomeccanica della caviglia, tipi di distorsioni, valutazioni e trattamento.

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Nota: sottolineo che i contenuti di questo blog sono seguiti da diversi i professionisti nel campo della terapia manuale: massaggiatori olistici, massaggiatori MCB, massofisioterapisti, terapisti craniosacrali, praticanti shiatsu ed altri.

È pertanto implicito che alcuni articoli, come il presente che tratta delle distorsioni della caviglia, possano essere di particolare rilevanza per coloro che possiedono le competenze specifiche necessarie per gestire tali lesioni.

Nonostante ciò, si sostiene che tali contributi siano di interesse generale per tutti gli operatori del settore della terapia manuale. Ogni professionista è riconosciuto per il proprio prestigio e la propria professionalità.

In aggiunta al valore professionale che deriva dall’approfondimento delle conoscenze, si riconosce che l’operatore olistico, ad esempio, può assumere un ruolo significativo nel trattamento delle distorsioni. Fornire consigli mirati al cliente o, quando possibile, praticare un massaggio drenante per ridurre l’edema, costituisce già un intervento di sostanziale importanza per il benessere del cliente.

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Le distorsioni della caviglia rappresentano una delle tipologie di trauma più frequentemente osservate, sia nel contesto sportivo che nella popolazione generale. In Italia si stimano circa 50.000 traumi distorsivi alla caviglia all’anno.

Tale infortunio può esercitare una rilevante influenza sulle routine quotidiane, sul rendimento sportivo e sul benessere complessivo di una persona.

La genesi di una distorsione cavigliare, comunemente attribuibile a una rotazione inattesa o a un movimento maldestro, è suscettibile di causare una varietà di lesioni legamentose, sintomatologia dolorosa e deficit funzionali.

La caviglia costituisce un complesso sistema biomeccanico, stabilizzato da una complessa rete di legamenti, tendini e muscoli. Questi elementi collaborano sinergicamente per garantire la mobilità articolare e sostenere il carico corporeo.

I massaggiatori possono avere un ruolo cruciale nel trattamento di tale patologia, contribuendo significativamente al recupero funzionale dei clienti e al loro ritorno alle attività quotidiane.

Anatomia (in breve) della caviglia

La regione della caviglia rappresenta una struttura anatomica di notevole complessità, costituita da un insieme di ossa, articolazioni e tessuti molli.

Questi elementi interagiscono sinergicamente per facilitare il movimento umano, conferendo al contempo la forza, la stabilità e la flessibilità indispensabili per l’esecuzione delle attività quotidiane e per i movimenti dinamici.

Esaminiamo le distorsioni della caviglia, iniziando l’analisi a partire dalle componenti ossee.

L’articolazione della caviglia è caratterizzata da una struttura multiarticolare, comprendente quattro ossa fondamentali che rivestono un ruolo cruciale nella sua funzionalità (immagine sotto):

  • tibia;
  • perone;
  • l’astragalo;
  • calcagno.

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L’articolazione talocrurale rappresenta il punto di congiunzione tra tibia e perone con l’astragalo.

L’articolazione sottoastragalica intercorre tra astragalo e calcagno.

L’articolazione tibio-fibulare inferiore connette le estremità inferiori di tibia e perone, completando il quadro delle strutture che conferiscono alla caviglia la sua notevole capacità di adattamento e resistenza.

I legamenti sono strutture fondamentali per la stabilità articolare della caviglia, avvolgendo e sostenendo le articolazioni. Si possono classificare i legamenti della caviglia in tre gruppi principali:

  1. laterali;
  2. mediali;
  3. sindesmotici.

I legamenti laterali comprendono (immagine sotto):

  • legamento peroneoastragalico anteriore (ATFL);
  • legamento peroneoastragalico posteriore (PTFL);
  • legamento peroneocalcaneare (CFL).

Questi collaborano armoniosamente per contrastare l’inversione del piede e garantire una stabilità laterale.

Nel comparto mediale, troviamo il legamentoso deltoideo (immagine sotto), costituito da quattro legamenti robusti che agiscono efficacemente contro l’eversione del piede.

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Infine, i legamenti sindesmotici, situati tra le estremità distali di tibia e perone, assicurano una stabilità longitudinale e proteggono da forze diastasiche che potrebbero compromettere l’integrità ossea.

La caviglia è una struttura complessa, sostenuta da una rete di muscoli e tendini che sono essenziali per il suo corretto funzionamento. Questi componenti biologici sono fondamentali per garantire sia il movimento che la stabilità dell’articolazione. Il tendine di Achille (immagine sotto), noto per essere il più voluminoso nel corpo umano, crea un collegamento cruciale tra i muscoli del polpaccio e il calcagno. Questa connessione è vitale per permettere la flessione plantare, un’azione meccanica potente che è indispensabile per la propulsione durante la deambulazione.

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Sul lato esterno della caviglia, i tendini peroneali (tendine del muscolo peroneo breve e tendine del muscolo peroneo lungo) (immagine sotto) svolgono un ruolo chiave nell’eversione e nella stabilizzazione dell’articolazione. La loro posizione e funzione sono particolarmente importanti per adattarsi e muoversi su superfici non uniformi.

All’interno della caviglia, i tendini del muscolo tibiale anteriore, del tibiale posteriore e del flessore lungo dell’alluce (immagine sotto) collaborano per assistere in una varietà di movimenti. Inoltre, questi tendini supportano l’arco plantare e contribuiscono significativamente alla stabilità complessiva della caviglia.

Una comprensione dettagliata dell’anatomia della caviglia permette, ai massaggiatori, di effettuare valutazioni precise e implementare trattamenti efficaci in caso di distorsioni alla caviglia.

La capacità di identificare correttamente e di intervenire sulle specifiche strutture coinvolte in tali lesioni è necessaria per facilitare il recupero e per prevenire ulteriori danni.

Biomeccanica della caviglia e distorsione

La conoscenza anatomica ci aiuta a comprendere la struttura, ma è altresì importante l’approfondimento delle funzioni meccaniche inerenti ai legamenti e alle articolazioni.

Comprendere la biomeccanica della caviglia guiderà il trattamento al recupero.

In condizioni normali, l’articolazione della caviglia presenta un range di movimento che varia:

  • da circa 20 gradi in dorsiflessione;
  • a 50 gradi in flessione plantare.

Questo complesso articolare facilita inoltre movimenti, che si manifestano primariamente all’interno dell’articolazione sottoastragalica, di:

  • inversione, si verifica l’elevazione del margine mediale del piede e una rotazione interna della suola;
  • eversione, è caratterizzata dall’elevazione del margine laterale e dalla rotazione esterna della suola.

Queste dinamiche permettono il movimento su superfici disomogenee e assicurano la stabilità durante le attività che richiedono un’ampia gamma di movimenti.

La caviglia svolge un ruolo cruciale nella distribuzione delle forze secondo modelli specifici durante diverse attività fisiche. Ad esempio, durante la camminata, il processo inizia con l’impatto del tallone sul terreno, che trasferisce le forze attraverso la struttura della caviglia mentre il piede si appiattisce e il baricentro del corpo si muove in avanti. Il picco delle forze si verifica nel momento della spinta, fase in cui è richiesta una considerevole forza e stabilità in flessione plantare. Nel corso della corsa, queste forze sono ulteriormente intensificate, necessitando di un’efficace capacità di assorbimento degli impatti all’atterraggio e di una propulsione più vigorosa durante la fase di spinta. I legamenti e i tendini della caviglia assumono un ruolo fondamentale nella stabilizzazione dell’articolazione, mentre i muscoli circostanti sono preposti alla generazione della forza necessaria per tali movimenti.

Una distorsione alla caviglia si manifesta quando un legamento, il tessuto fibroso che collega le ossa e stabilizza le articolazioni, subisce un danno a seguito di una forza di trazione eccessiva. Questo evento patologico può variare da uno stiramento lieve a uno strappo completo in uno o più dei legamenti che supportano l’articolazione della caviglia.

Le distorsioni sono comunemente suddivise in tre categorie a seconda della gravità:

  • grado I (lieve);
  • grado II (moderato);
  • grado III (grave).

Le lesioni da distorsione della caviglia avvengono prevalentemente in una delle seguenti regioni anatomiche:

  • laterale;
  • mediale;
  • sindesmotica.

Ognuna di queste aree è caratterizzata dalla presenza di specifici legamenti, precedentemente descritti.

La comprensione delle peculiarità associate a ciascun tipo di distorsione ti aiuteranno ad implementare un trattamento mirato e promuovere un recupero funzionale ottimale.

Tipi di distorsioni

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1) Le distorsioni laterali della caviglia rappresentano il tipo più comune di distorsione a questo livello articolare. Tali lesioni sono generalmente il risultato di un’inversione eccessiva del piede, o di una combinazione di inversione e flessione plantare.

Questi movimenti possono indurre uno stress significativo sui legamenti laterali, con il rischio di provocare danni strutturali. I legamenti specificamente coinvolti in questo tipo di distorsione includono:

  • legamento peroneoastragalico anteriore;
  • legamento peroneoastragalico posteriore;
  • legamento peroneocalcaneare.

Il legamento legamento peroneoastragalico anteriore è comunemente riconosciuto come il più suscettibile alle lesioni tra i legamenti della caviglia, a causa della sua minore resistenza e della maggiore esposizione allo stress durante movimenti di inversione e flessione plantare del piede.

Segue in termini di vulnerabilità il legamento peroneocalcaneare, che svolge un ruolo cruciale nel fornire stabilità alla caviglia sia in posizione neutra che in dorsiflessione.

Il legamento legamento peroneoastragalico posteriore, essendo il più resistente dei tre, è meno incline a subire danni.

I sintomi associati a una distorsione laterale della caviglia possono includere dolore, edema, ecchimosi e, nei casi più gravi, instabilità articolare. La severità di tali sintomi è direttamente proporzionale all’entità della lesione legamentosa.

2) Le distorsioni mediali della caviglia rappresentano un tipo di lesione meno comune che coinvolge prevalentemente il complesso legamentoso deltoideo. Queste lesioni si verificano tipicamente a seguito di una rotazione eccessiva del piede verso l’esterno o per effetto di un impatto traumatico sulla parte esterna della caviglia. La robustezza del legamento deltoideo implica che, per causare una distorsione di tale natura, sia necessaria l’applicazione di una forza notevole.

Il legamento deltoideo, grazie alla sua struttura, offre un sostegno significativo al lato mediale della caviglia. Pertanto, le lesioni in questa zona possono manifestarsi congiuntamente a fratture o ad altri traumi di maggiore gravità.

I sintomi associati a tali distorsioni possono variare in intensità e includono dolore acuto, edema e sensibilità lungo il margine interno della caviglia, tutti indicatori dell’entità del danno subito dai legamenti.

3) Le distorsioni della sindesmosi, comunemente note come distorsioni della caviglia alta, interessano l’articolazione sindesmotica, situata al di sopra dei complessi legamentosi laterali e mediali frequentemente lesionati. Queste distorsioni, sebbene meno frequenti, tendono a essere più gravi e necessitano di un periodo di recupero prolungato.

Le distorsioni della caviglia alta sono generalmente il risultato di forze torsionali o di un’eccessiva separazione dell’articolazione, come può accadere quando il piede rimane fisso al suolo mentre il corpo si torce, o a seguito di un impatto che forza la caviglia in dorsiflessione ed eversione. Tali traumi possono compromettere l’integrità dell’articolazione sindesmotica, causando potenzialmente un’instabilità tra la tibia e il perone.

I sintomi di una distorsione della sindesmosi possono includere dolore durante la dorsiflessione o la compressione dei lati della parte inferiore della gamba, nonché sensibilità lungo la sindesmosi stessa. A causa del rischio di instabilità cronica derivante da queste lesioni, è essenziale procedere con una valutazione accurata e una gestione attenta del paziente.

Valutazione della distorsione

L’esecuzione di un’analisi approfondita dei tessuti molli aiuterà a determinare la natura della distorsione ed a formulare un protocollo di trattamento mirato.

È cruciale non trascurare l’importanza di un’accurata valutazione nel contesto degli infortuni; il trattamento sarà molto più efficace e diretto se sai quali tessuti sono coinvolti e come.

Il processo di valutazione non richiede necessariamente un ampio lasso di tempo; l’impiego di metodiche di valutazione rapide può essere sufficiente per identificare la localizzazione e la modalità di intervento ottimale.

L’impiego di varie tecniche di valutazione non solo aiuta a discernere i legamenti lesionati, ma è utile anche per valutare compiutamente lo stato di salute della caviglia.

La valutazione i inizia con un’accurata assunzione al massaggio, che comprende la raccolta di informazioni dettagliate relative all’insorgenza del trauma, alle specifiche qualità del dolore e alla presenza di eventuali traumi pregressi nella stessa zona.

Bisogna indagare approfonditamente i meccanismi di infortunio:

  • c’è stato un movimento di torsione?
  • un colpo diretto?
  • un atterraggio grossolano?
  • Una caduta?
  • Ecc.

Da tali dettagli si possono dedurre quali strutture legamentose possano essere state interessate.

L’ispezione visiva può evidenziare manifestazioni quali edema, ecchimosi e alterazioni cromatiche cutanee mentre tramite la palpazione si può individuare le zone di dolore e valutare la condizione dei legamenti.

Durante l’esame obiettivo, che include la verifica dell’escursione articolare e dei test di resistenza, si procede ad una più precisa identificazione dei legamenti coinvolti e della loro correlazione con il dolore manifestato dal cliente. Ad esempio, durante l’esecuzione di movimenti attivi o passivi, qualsiasi azione che comporti un’ulteriore estensione del legamento interessato risulterà presumibilmente in sensazioni dolorose.

Questa valutazione ti aiuterà a distinguere le distorsioni della caviglia da altre lesioni dei tessuti molli. In aggiunta a queste metodologie, l’impiego di esami ortopedici specializzati può offrire ulteriori dettagli diagnostici. Procedure diagnostiche come il test del cassetto anteriore, che indaga la funzionalità del legamento peroneoastragalico anteriore, e il test dell’inclinazione dell’astragalo,

che esamina il legamento peroneocalcaneare, sono essenziali per confermare la presenza e determinare la severità delle lesioni legamentose.

Trattamento per la distorsione

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L’elaborazione di un piano di trattamento efficace per le distorsioni alla caviglia deve essere sviluppata sulla base delle informazioni ottenute durante la fase di valutazione.

Si ritiene che un approccio multidisciplinare sia particolarmente efficace nella gestione di tali distorsioni, integrando interventi immediati, terapia manuale, esercizi di riabilitazione e, ove necessario, tecniche terapeutiche avanzate.

La massoterapia rappresenta un elemento cruciale in questo contesto, potendo essere combinata con altre modalità terapeutiche fornite da specialisti del settore, quali la terapia laser, l’uso di ultrasuoni, la microcorrente e la stimolazione elettrica.

Il protocollo RICE, acronimo di Rest (Riposo), Ice (Ghiaccio), Compression (Compressione) e Elevation (Elevazione), è una metodologia di primo soccorso ampiamente adottata per il trattamento immediato di lesioni acute, come le distorsioni della caviglia:

  • Rest (riposo): è consigliato limitare l’uso dell’articolazione lesionata per prevenire ulteriori danni e favorire l’inizio del processo di guarigione.
  • Ice (ghiaccio): l’applicazione di ghiaccio sull’area lesionata aiuta a ridurre il dolore e l’infiammazione. Il freddo provoca la vasocostrizione dei vasi sanguigni, limitando il flusso di sangue all’area e quindi il gonfiore.
  • Compression (compressione): l’uso di bendaggi compressivi contribuisce a stabilizzare l’articolazione e a diminuire l’edema.
  • Elevation (elevazione): mantenere l’articolazione lesionata al di sopra del livello del cuore aiuta a ridurre il gonfiore, facilitando il ritorno venoso e il drenaggio dei liquidi.

Questo protocollo è particolarmente efficace durante la fase acuta di una lesione, che si estende dalle prime 48 alle 72 ore dopo l’incidente.

I professionisti devono evitare interventi diretti sulla zona interessata finché persiste uno stato di infiammazione acuta.

I massaggi e le manipolazioni dei tessuti molli rappresentano elementi cruciali per le distorsioni della caviglia, apportando numerosi benefici. Queste pratiche sono consigliate successivamente alla fase acuta dell’infortunio.

Il disagio conseguente allo sforzo può frequentemente derivare dall’accumulo di liquidi nell’area lesionata, che esercita pressione sulle terminazioni nervose e occupa gli spazi interstiziali. Un massaggio leggero può efficacemente ridurre tale gonfiore. Inoltre, movimenti delicati in direzione prossimale facilitano il drenaggio linfatico, contribuendo alla riduzione dell’edema nei tessuti e alla diminuzione del dolore associato.

È possibile che l’edema post-traumatico persista per un periodo prolungato, estendendosi su diverse settimane a seguito dell’evento lesivo. Si sconsiglia di non attendere la completa remissione dell’edema visibile, ciò comporterebbe infatti il rischio di precludersi una finestra temporale ottimale per il recupero funzionale. Le manovre di massaggio possono essere applicate con cautela e moderazione, anche in presenza di edema di natura cronica. Lavorare nel rispetto della soglia di tolleranza del cliente.

Con la progressiva riduzione dell’edema, l’applicazione di tecniche di frizione trasversale profonda nella zona interessata dalla lesione contribuisce significativamente al processo di riparazione del tessuto legamentoso. Questo effetto è mediato, in parte, dall’induzione dell’attività fibroblastica. Inoltre, la frizione trasversale previene la formazione di aderenze con i tessuti circostanti. Tale tecnica viene generalmente eseguita seguendo un orientamento perpendicolare all’allineamento delle fibre legamentose, come illustrato nell’immagine sotto.

In aggiunta al trattamento del piede, si procede a trattare i muscoli della parte inferiore della gamba, particolarmente quando questi ultimi presentano uno spasmo protettivo conseguente a un trauma. Per esempio, in seguito a una distorsione in inversione, è comune riscontrare una tensione nei muscoli peroneali. È verosimile, pertanto, che tali muscoli manifestino una condizione di ipertonia.

La velocità di guarigione dei traumi varia significativamente tra gli individui. Persone con tessuto cicatriziale preesistente, risultante da lesioni pregresse, possono richiedere un periodo di tempo maggiore per recuperare la piena funzionalità del movimento rispetto a coloro che hanno subito una distorsione di recente.

È determinante favorire una mobilizzazione precoce dell’area interessata per promuovere un processo di guarigione ottimale. Tuttavia, considerato che il movimento passivo può comportare il rischio di stiramento eccessivo del tessuto lesionato, si raccomanda di privilegiare il movimento attivo, in particolare nelle fasi iniziali del recupero.

Il movimento attivo, essendo autolimitante, è improbabile che venga eseguito dal cliente se provoca dolore eccessivo, riducendo così il rischio di aggravare il danno. È benefico procedere con l’allungamento dei muscoli che possono trovarsi in uno stato di spasmo protettivo. Si consiglia di posticipare le attività di stretching a una fase più avanzata del recupero, al fine di sviluppare un movimento che sia non solo sano, ma anche funzionale.

In conclusione, l’esercizio riabilitativo rappresenta una tappa cruciale nel processo di recupero da distorsioni dei legamenti. Un aspetto fondamentale per prevenire ulteriori lesioni e garantire una guarigione sicura dei legamenti consiste nel migliorare la consapevolezza propriocettiva e rafforzare i muscoli circostanti. Questo obiettivo viene tipicamente raggiunto attraverso sessioni di terapia fisica, utilizzando strumenti come una tavola oscillante.

Possiamo contribuire in modo significativo al benessere del nostro cliente, rendendo la nostra assistenza quanto più informata ed efficiente possibile. Non solo il cliente tornerà a funzionare più rapidamente, ma sopporterà anche meno dolore.

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