Massaggio e pressione

Tempo di lettura: 6 minuti

Il concetto della pressione, durante un massaggio, è interessante e fondamentale per una corretta esecuzione del massaggio stesso. Tuttavia essa può creare dubbi e incertezze, soprattutto agli esordienti del massaggio. Leggi a riguardo . . .

massaggio e pressione

Il dubbio di quanta pressione esercitare durante un massaggio è presente non solo nei massaggiatori che iniziano la loro carriera, ma (spesso) anche nei clienti.

Entrambi potrebbero concepire, ad esempio che:

  • Il massaggio rilassante richieda una pressione leggera, quasi una carezza.
  • Un massaggio decontratturante, sportivo o comunque profondo, richieda una pressione così forte da fare male.

La principale nozione da assimilare è che la pressione è soggettiva, cambia da cliente a cliente.

Chi richiede un massaggio relax, potrebbe aver bisogno di una pressione maggiore di quella che si pensi per rilassarsi. Viceversa, la pressione potrebbe essere molto forte per un cliente che ha richiesto un massaggio profondo.

Di sicuro le carezze non vanno bene. Il massaggio, al di là della tipologia, deve essere comunque sentito per esortare benefici sia a livello mentale che fisico, ma è anche vero che: “un massaggio che fa male non è un massaggio che fa bene”.

Il problema iniziale, di un massaggiatore in erba, è capire e percepire quanta forza applicare affinché il massaggio risulti piacevole ed efficace.

Come per molte tecniche di massaggio, per capire come agire, dove correggersi e migliorare, il segreto sta nella pratica su una moltitudine di clienti con condizioni fisiche ed emozionali diverse.

Anche la giusta postura, che assumi durante il massaggio, è fondamentale per ottenere la massima pressione con il minimo sforzo fisico.

Inoltre, devi agire con amore. Devi amare quel corpo che stai massaggiando. Quando accarezzi la persona che ami, ci metti quella pressione che serve a far capire che ti piace o gli dai un pizzicotto che non fa male, ma che dice “mi fai impazzire”. E’ una pressione simile ad un abbraccio d’amore: stretto, ma non doloroso.

Massaggio e pressione: la tolleranza alla pressione del massaggio è estremamente varia

Una pressione confortevole per un cliente, può causare dolore e disagio emotivo ad un altro.

La pressione, avvertita dal cliente, cambia anche da una zona all’altra del suo stesso corpo. La pressione che va bene per la schiena può risultare fastidiosa sulle gambe.

La tolleranza alla pressione cambia anche con il tempo; quella che sembrava buona questa settimana può non esserlo la settimana successiva.

Ciò evidenzia la necessità, da parte del massaggiatore, di essere:

  • Comunicativo.
  • Attento.
  • Rispettoso.

L’errore che un massaggiatore potrebbe commettere è quello di impostare una pressione “predefinita” per tutta la durata del massaggio e per tutti i clienti.

La legge di Arndt-Schultz (farmacologo tedesco che studiò medicina e svolse lavoro scientifico presso istituti di fisiologia) sull’ormesi (capacità di un organismo di rispondere a un determinato stimolo in maniera diversa in base alla sua intensità) asserisce che:

  • Uno stimolo di intensità debole accelera modestamente l’attività fisiologica.
  • Uno stimolo di intensità media incrementa l’attività fisiologica.
  • Uno stimolo di intensità quasi forte blocca in parte l’attività fisiologica.
  • Uno stimolo di intensità fortissimo sopprime completamente l’attività fisiologica.

Massaggio e pressione: 3 categorie di pressione che determinano dolore

massaggio e pressione

Tramite le mani, possiamo esercitare un’infinita varietà di livelli di pressione e di conseguenza di dolore. Tuttavia, rifacendoci al massaggio, possiamo sintetizzare il dolore, esercitato dalla pressione, in 3 categorie:

  1. Dolore medio. Un dolore medio può essere paragonato a un “buon dolore”. Nasce da una contraddizione sensoriale tra la sensibilità alla pressione e la sensazione istintiva, da parte del cliente, che la pressione sia anche fonte di sollievo. Il buon dolore è solitamente sordo ed è descritto come un “dolore dolce”. Reca un tale sollievo che la parola “dolore” è quasi inappropriata.
  2. Dolore forte. Il dolore forte non presenta vantaggi evidenti e immediati. Sono generalmente dolori acuti, brucianti o caldi e sono causati da una pressione eccessiva, ma innocua. In base alla tipologia di massaggio che applichi, devi chiederti se questa pressione abbia un senso, un effetto positivo nel futuro prossimo.
  3. Dolore fortissimo. Questo tipo di dolore non dovrebbe essere prodotto da un massaggio e probabilmente non offre nemmeno un beneficio ritardato, ma potrebbero causare diversi danni.

Massaggio e pressione: memoria corporea

Il tatto crea, in ognuno di noi, una memoria corporea. Ad esempio, ricordiamo perfettamente se la pressione di un massaggiatore, era giusta o sbagliata (troppo forte o troppo leggera). Addirittura ricordiamo le diverse intensità di pressione sulle diverse zone del corpo.

Il tocco viene catalogato e memorizzato creando una scelta, da parte del cervello, su come ci piace essere toccati e, da parte del cliente, un’aspettativa di come vorrebbe essere massaggiato.

Una ricerca condotta da neuro-scienziati tedeschi è pubblicata sul Proceedings of the National Academy of Sciences, ha dimostrato che si verificavano dei cambiamenti sistematici nell’attività cerebrale dei soggetti, facenti parte dell’esperimento, quando ricordavano un tocco e un nuovo tocco, non cancellavano il ricordo di quello precedente.

Le nuove sensazioni tattili, una volta memorizzate, convivono insieme alle vecchie.

 

Massaggio e pressione: aspettative poco chiare del cliente

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Le aspettative sono sentimenti che, per quanto riguarda il massaggio, si traducono in una certa pressione sulla pelle e sui muscoli, creando le sensazioni che il cliente desidera.

Fa parte del nostro lavoro capire quali sono queste aspettative e soddisfarle attraverso il tocco.

Un nuovo cliente porta al suo primo appuntamento un’aspettativa prestabilita riguardo al massaggio che vuole e tu confermerai o non le sue aspettative con la giusta pressione.

Se il cliente riferisce esattamente ciò che vuole, sei in grado di soddisfare le sue aspettative, ma possono anche verificarsi 2 situazioni diverse:

  1. E’ il primo massaggio del cliente e per tanto non sa cosa aspettarsi, pressione compresa.
  2. Il cliente proviene da un’esperienza negativa con un altro massaggio. Ad esempio, ti chiede un massaggio rilassante, ma alla fine non è soddisfatto perché la pressione era leggera. In realtà avrebbe potuto chiederti il rilassante perché, in una precedente esperienza, avevo chiesto un massaggio profondo e gli era stata applicata troppa pressione e per paura di sentire nuovamente dolore ha chiesto, appunto un massaggio rilassante.

E’ importante, quando ricevi un nuovo cliente, porre delle domande che ti aiuteranno a stabilire le aspettative del cliente stesso.

Massaggio e pressione: feedback del cliente

Un sistema semplice che può permetterti di esercitare la giusta pressione e soddisfare le aspettative del cliente, è “chiedere”.

Prima di cominciare un massaggio, puoi comunicare: “Sig. Tizio, applicherò una pressione che credo sia giusta per lei. Se desidera più o meno pressione me lo dica”.

Come massaggiatore devi effettuare il check-in dopo i primi 3-5 minuti dall’inizio del massaggio, sia per dimostrare che sei attento e sia per conoscere il feedback del cliente sulla pressione.

Non chiedere semplicemente: “Com’è la pressione?”. Ciò potrebbe limitare il feedback del cliente, ma chiedi piuttosto: “La pressione va bene o ne vuole di più o meno?”. In questa maniera, il cliente si sente autorizzato a fornire un feedback veritiero, che a sua volta si traduce in una migliore esperienza di massaggio.

Massaggio e pressione: fai attenzione ai messaggi non verbali

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Il feedback verbale è importante tanto quanto quello non verbale.

Ti sembra che il cliente sta vivendo:

  • Un disagio fisico?
  • Sta trattenendo il respiro?
  • Il viso assume un’espressione di fastidio?
  • Chiude la mano a pugno?
  • I muscoli sono rigidi?
  • Mentre effettui una divisione dei gemelli, la gamba ha uno scatto?
  • O altro?

In tal caso, la pressione del massaggio potrebbe essere troppo intensa.

Ti capiterà anche abbastanza spesso che, quando massaggerai la pianta dei piedi, il cliente potrebbe avere uno scatto provocato dal solletico. In questo caso puoi provare con una pressione più forte o lasciare stare.

Oppure (come mi è capitato più volte), di avere clienti (soprattutto stranieri e americani) che ti chiederanno una pressione fortissima, ovviamente in quel caso accontenti il cliente.

Comunque sia, una buona regola generale è chiedersi: “Il cliente si sta rilassando sotto il mio tocco o si sta chiudendo?”

Questa linea sottile può fare la differenza tra un cliente molto soddisfatto e uno deluso.

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